Quell’indie-snob di Francesco Ferdinando

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Questa è la storia di un Re (in verità un Arciduca), che decise di hipsternare i suoi sentimenti, dopo una sana serata di sesso, droga e musica ottocentesca.

Vestito di tuta imperiale con i suoi- baff’appunta

Francesco Ferdinando invita mi al ballo delle debuttane

e chiedermi “ Bene tu, vuoi, tu tu vuoi?”

Accettando io sbatt’attempo la scarp’appunta. Indico la tipa, pensando:

“Fortunata, fortunata, sei tu la fortunata.”

Salto volgare colla 3, ferma al palo invece la vinilica.

Suonata la tipa sbagliata comun basso,

Suonata la tipa giusta attipo pugile.

Rock’and roll mi ha reso insano, come la figa della banda di Charles.

Schianto nello sbaglio, corr’indietro guardo.

È tanto bassa quanto lei, indiefferente.

Screpa e sghiaccia sangue in 2013 ventricoli salati.

Adesso il Re Dento in mano ha il cuore resuscitato, ma infranto è cieco.

Non vede. Nommi vede. Non perdona, Cristo.

Troppo scottante ed eversiva questa storia che se ci avessero avuto gli hashtags li avrebbero messi dappertutto, anche nel di dietro#.
I maggiori esperti di sonetti giudicano queste espressioni contra omniacontraddio. Inoltre i riferimenti satanici a criminali, alla musica rock e a le donne quivi presenti sotto forma di colla hanno fatto gridare allo scandalo. Tuttavia i maestri appaiono soddisfatti del fatto che, dato il numero elevato di errori glamourticali questa forma di arte sia praticamente illegibbile e ne auspicano un rapido oblio.

Lunga vita al Re d’Hipstria (in verità Arciduca).

Ascolti consigliati:

Franz Ferdinand: Do you want to.
Kasabian: Goodbye kiss.
The Black Keys: Little black submarine.

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