L’ Apoteosi del Divo Giulio

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Dal greco ἀποθεόω, con il termine Apoteosi si indica il procedimento di divinizzazione di una persona. Giulio Cesare divenne Divo, dopo la sua celebre morte delle idi di marzo. Egli fu il primo personaggio della storia di Roma a divenire una divinità, per mezzo dell’autorizzazione del Senato. Immaginate che gli venne dedicato un vero e proprio tempio al Foro Romano, nel cuore della vita politica di Roma. Giulio Cesare, come noto, è il punto di rottura tra la Roma Repubblicana e quella Imperiale; la sua figura al di sopra delle righe è giustificante della prassi di divinizzazione di tutti (quasi tutti a dire la verità) gli imperatori di Roma.  Cosa comportava?Ecco, ponendo sul piano del sacro la figura predecessore, il successore automaticamente si autoreferenzializzava, discendente dal divino.
L’apoteosi è quindi il viaggio, che il defunto compie, lasciando il mondo terreno verso quello degli dei di cui diviene parte integrante.

Quante analogie. Ieri in questo post “post-mortem mi sono limitato ad  un commento sulle righe di una ironica canzone di Baccini. Oggi cambio tipologia di analisi.

La morte di Andreotti, divo già in vita, rappresenta un processo di apoteosi contemporanea. Come i romani avevano il Cursus Honorum, con alcune cariche da ricoprire come tappe imprescindibili della vita pubblica, Andreotti non fu da meno, avendo rivestito le seguenti cariche (fonte Wikipedia):

  • sette volte Presidente del Consigli
  • otto volte ministro della Difesa;
  • cinque volte ministro degli Esteri;
  • tre volte ministro delle Partecipazioni Statali;
  • due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell’Industria;
  • ministro del Tesoro,
  • ministro dell’Interno
  • ministro dei beni culturali(ad interim)
  • ministro delle Politiche Comunitarie.

Stiamo parlando di un Senatore a vita, un padre costituente, di uno che forse doveva i problemi di postura all’aver condotto la sua intera vita sulle poltrone di Palazzo Chigi, Montecitorio, Farnesina, Viminale, etc.
La giustificabile divinizzazione di Aldo Moro, padre-martire della DC, regala ad Andreotti un’immunità e un alone di sacro, che lo porta a divenir “divo”. Giulio di nome, come Cesare, Imperatore (di fatto) della Repubblica Italiana (almeno delle cd. “prima” e “seconda”) come Cesare della Roma Repubblicana. E badate bene, che una Repubblica non dovrebbe avere Imperatori.
Il cesaricidio, il parricidio più famoso della storia, qui non si è mai consumato. Perchè è mancato il Bruto di turno, ma forse in un modo o nell’altro qualcuno nella sua lunga storia politica avrebbe potuto muoversi come suo antagonista, qualcuno c’è stato (a buon intenditor poche parole).
L’ andreotticidio sarebbe dovuto arrivare dalla magistratura, che però complice la trattativa stato-mafia, ha ucciso gli altri, quelli buoni. Ombre che mai sono state sciolte, vengono ancora oggi coperte da una politica del malaffare in cui il potere giudiziario non è indipendente da quello temporale dello Stato. Il riferimento alle vicende sporche che rimangono segrete ieri come oggi (vedi Napolitano) è evidente, sconcertante, deplorevole.  Il silenzio omertoso di intercettazioni che tacciono e fanno tacere i pubblici ministeri e le procure è un abominio del ludus che le altissime cariche dello Stato continuano a giocare ad insaputa di quegli italiani (non tutti a quanto pare) che vogliono sapere la verità.
Scusatemi per questo excursus, ritorno al punto. Più che di un apoteosi, per ritornare all’antica Roma, vorrei che oggi si parlasse di  Ἀποκολοκύντωσις o Apokolokyntosis o Trasformazione in Zucca o Zucchizzazzione. Ricordate l’opera di Seneca? In avversione ad un altro imperatore della gens Giulio-Claudia, ovvero Claudio,lo scrittore latino Seneca dedica una satira arguta dove il protagonista anzichè arrivare nell’Olimpo delle divinità finisce agli inferi come schiavo del  nipote di Caligola.
Le somiglianze mi stupiscono, Claudio è dipinto da Seneca come gobbo e (ovviamente) claudicante!
Sono tanti coloro che come fece Seneca, scherniscono e criticano il Divo. Stupisce però che nessuno appartenente  alle istituzioni ne prenda le dovute distanze e “uccida” il già defunto Andreotti. Sapete perchè?
Ve l’ho detto prima, giustificano e magnificano il passato per autocelebrarsi nel presente e nella speranza dell’ immortalità della divinizzazione. 

Ogni riferimento a persone, fatti, cose, mafiosi e imperatori è puramente casuale.

di Federico Caruso

9788804575283

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