L come Limonov

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Limonov di Emmanuel Carrère si legge con avidità perché racconta, in maniera brillante, la storia di un uomo sopra le righe. Aveva proprio ragione Holden Caulfield: i libri che ti lasciano senza fiato sono quelli che, quando li hai finiti di leggere, vorresti che l’autore fosse un tuo amico per poterlo chiamare quando ne hai voglia.

Nelle prime pagine del libro si legge: “è stato teppista in Ucraina, idolo  underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio.”  La sospensione del giudizio è l’anima di questo libro, ne è il motore immobile, è il vertice della saggezza. Secondo i buddhisti l’uomo che si ritiene superiore, inferiore o uguale ad un altro, non capisce la realtà. Il nostro sistema di pensiero è basato su una gerarchia di meriti fa notare Carrère, non possiamo non chiederci di fronte ad un Altro se siamo inferiori o superiori e quindi sollevati o mortificati.

Non è solo questo però. Limonov è anche un libro intriso di storia contemporanea: dalla caduta del Muro di Berlino alla guerra dei Balcani. Ci troviamo la nascita politica di Vladimir Putin che, al termine del mandato di El’cin, era un cekista completamente sconosciuto alle masse. E’ l’eminenza grigia Berezovskij che ha pensato all’ex ufficiale del KGB perché è un uomo fedele ai suoi superiori: il piano peggiore della sua vita perché Putin eliminerà uno dopo l’altro chi lo ha fatto re. Poco più di un mese fa, l’oligarca russo è stato trovato morto nella sua stanza da bagno a Londra.

Quando leggo libri così mi viene sempre in mente Fahrenheit 451 di Bradbury. Non me la posso proprio immaginare un’esistenza senza libri.

di Antonella Civita

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