TV- Teatro Valle (Occupato)

È possibile creare sviluppo sostenibile con la cultura? Siamo sicuri che i luoghi della cultura siano solo un  fardello che scuce le tasche già bucate dello stato? Il Teatro Valle è un esempio. Vi riporto l’intervista con un occupante di questo magnifico bene comune.

Cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa accadrà? Passato, presente e futuro. Raccontami la tua storia e quella di questo teatro.

Ho 30 anni, sono laureato in Scienze dello spettacolo, e dieci anni fa ho iniziato a lavorare come attore. Praticamente mi sono laureato dentro al Teatro Valle, è dal primo giorno di occupazione che sono qui, dal 14 Giugno 2011.
Come sai, è da anni che si operano tagli alla cultura, e quando l’ex ministro Tremonti decise eliminare una serie di enti, tra questi c’era l’ETI (Ente Teatrale Italiano). Noi non abbiamo contestato i tagli in quanto tali, perché sappiamo come tutti che molti enti vanno a sprecare risorse utili, bensì l’assenza di una politica a tutela delle arti e dei suoi lavoratori. Noi volevamo riempire un vuoto. Così, quando il Comune di Roma si è trovato proprietario del Valle, e senza bandi pubblici si prestava ad essere gestito da personaggi di dubbie referenzialità, per non fare la fine di teatri acquisiti da privati abbiamo deciso di mobilitarci per salvare questo posto. Doveva essere un ‘ occupazione di tre giorni, un’occupazione simbolica, in occasione del dibattito sui beni comuni e sull’acqua pubblica.

Adesso?

Adesso siamo ancora regime di occupazione. Facciamo i turni, qualcuno ci dorme, molti vengono la mattina o il pomeriggio, tutti insieme ci prendiamo cura dello spazio, dell’ accoglienza e della pulizia. Molti di noi nel frattempo sono diventati tecnici e impieghiamo il tempo in maniera produttiva facendo corsi di formazione che vanno dalla illuminotecnica alla sceneggiatura. Ti racconto una storia… Per vent’anni un macchinista, ha lavorato qui, era estremamente prezioso e aveva canalizzato un sapere enorme. Poi con la chiusura dell’ ETI è stato trasferito e fa un lavoro diverso. Qualcuno di questi tecnici è rimasto con noi ad occupare e ancora oggi grazie al Valle insegniamo a chiunque voglia i mestieri della scena. La formazione professionale e la trasmissione del sapere tecnico sono due punti fondamentali del nostro progetto.

Quale sarà il futuro del Valle?

Noi immaginiamo questo teatro come una sorta di fondazione. Vorremmo creare qualcosa che non esiste, un qualcosa che vada aldilà del meramente pubblico o privato. Il teatro è un bene comune, possiamo trasformare l’esistente, in un bene per la città. Ti spiego meglio, in questo momento stiamo raccogliendo, tramite una forma allargata, un capitale sociale. Qualsiasi persona, può contribuire mettendo quello che gli pare, basta una piccola quota.

A quanto ammonta la cifra che dovete raggiungere?

La quota finale è di 250.000 euro, e abbiamo già superato la metà. Il cittadino sentendosi coinvolto in prima persona,  vive il teatro in una maniera intima. È una partecipazione allargata, credo sia un qualcosa di rivoluzionario. Noi occupando, stiamo facendo un atto illegale, ma estremamente legittimo. Vogliamo trasformare quest’atto in qualcosa di concreto. Una volta raggiunto il capitale sociale chiederemo il riconoscimento alle autorità, non tanto per il raggiungimento della soglia, ma per la quantità impressionante di persone che si sono riconosciute in questo progetto. Come diceva Rousseau nel Contratto Sociale, ognuno si impegnerà a gestire questo bene comune.

In che modo?

Immaginiamo di amministrare il Teatro con una assemblea partecipativa, dialogando, confrontandoci e trovando ogni qual volta le soluzioni ai problemi. Un direttore artistico scelto dall’assemblea rimane per un tempo tale da evitare il fenomeno del poltronismo ed uno staff amministrativo in ricambio che sia la struttura portante del teatro. Questo credo sia un esempio d’avanguardia di gestione di un bene comune.

Quindi è un progetto sostenibile?

Assolutamente sì. Gli artisti che vengono qui innanzitutto sostengono la nostra causa e da quest’anno riusciamo anche a pagare e a rimborsare chi viene qui a lavorare. Il lavoro deve essere retribuito.

Personalmente sono rimasto stupito dall’efficienza di chi oggi si prende cura di questo teatro. Il teatro Valle è divenuto un luogo aperto a tutti, estremamente fruibile e piacevole. Le idee qui brulicano e a tal proposito invito tutti a sostenere il progetto CRISI 2.0 (clicca qui) affinché il teatro vinca un meritevole premio per la cultura da 100.000 euro.

Eccovi anche la pagina facebook Teatro Valle Occupato.

Il sito ufficiale http://www.teatrovalleoccupato.it/

Votate CRISI 2.0 sul sito: www.che-fare.com/progetto/crisi-20

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