2012- Un anno, una parola.

crisi

Un anno, una parola.

Crisi.

Siete su un autobus, rilassati o quasi. Di qualsiasi estrazione sociale e provenienza geografica siano le persone di cui state ascoltando (senza volerlo) una qualsiasi conversazione ad un certo punto udirete la parola crisi. Infilata in discussioni riguardo alla disoccupazione o sul precariato, ma anche opportunamente intrufolata nelle conversazioni riguardanti il condimento della pasta al forno. La trovi paradossalmente nei cartelloni pubblicitari che ti invitano a spendere. Al telegiornale, in chiesa, su facebook. Ecco, secondo una mia personale statistica, la seconda parola più pronunciata dell’anno è Facebook. Chi pensava tre o quattro anni fa che il target fosse stato il ventenne universitario si sbagliava. Adesso ci sono nonne, preti, gatti. E cosa fanno su un social network? Ovvio, parlano della crisi.
Ma se ci facciamo caso parlare del 2012, a parte il catastrofismo da fine del mondo, equivale a parlare del 2011, e anche del 2010. Crisi e Facebook. Un po’ come burro e marmellata, caffè e sigaretta, pane e mortadella,  oppure, culo e camicia.
Quest’anno però è stato tutto più bello e abbiamo imparato cosa è lo spread, abbiamo insultato la casta, e mandato a quel paese Monti  ogni qual volta un euro usciva dalle nostre tasche. Tante e tante altre parole chiave si sono insinuate come termiti nel nostro cervello e hanno consumato ogni briciola d’ottimismo. Uno spot ormai d’altri tempi diceva:  “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita!”. E adesso noi non viviamo.
In quest’aura di pessimismo cosmico, il 2013 comincia all’insegna del vecchio, proprio a cominciare da Berlusconi e Monti. L’agenda del Professore, i (non)programmi di Silvio e il discorso di fine anno di Napolitano li avrebbero potuti scrivere anche i bambini. Aiutiamo i giovani, i disoccupati, pingu, gli esodati, i pensionati, i carcerati, i folgorati, i malati, gli imprenditori, le aziende, la scuola e le famiglie. Poi vorrei anche la Pace nel mondo e una barbie.
Il mio augurio per l’anno nuovo è paradossalmente tautologico per chi s’intende di etimologia (che tanto m’affascina vedi N come Natale), guardate oltre, più avanti. 

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