N come Natale

NATALE

Quando Natale vuol dire nascita.

Non vorrei fare i soliti polpettoni sui regali, sui cenoni, sulle palle. Non voglio uccidere le aspettative di chi stasera attende l’arrivo di Babbo Natale e di chi con la stessa enfasi attende quella del bambin Gesù. È tutto già tutto così bello, così rosso. Non voglio fare commenti sulle canzoncine natalizie rifatte in salsa soul, gospel, o reggae e nemmeno di quelle immutabili urlate dalle voci stridule delle vecchiacce che, da 9 giorni e 99 anni, cantilenano con profonda devozione.

Non vorrei far pipponi sull’esser più buoni,più bravi, più tutto. Siamo uguali da secoli, come le filastrocche di cui dicevo. Conservatori d’animi e sentimenti. Innovatori manco a morire. La nascita, per contro, è un evento radicale. Non è nemmeno un cambiamento. È qualcosa di nuovo e basta. Qualcosa che sai che arriva, ma non sai come è. È come un appuntamento al buio con una donna, questa, potrebbe essere bella e intelligente o semplicemente no. Insomma Natale dovrebbe essere una sorpresa. Nemmeno i regali sono una sorpresa, dato che regaliamo e riceviamo sempre le stesse cose, a rotazione triennale s’intenda. Invece l’uomo avendo trovato il placebo della felicità, ripropone ogni anno la stessa solfa, per renderlo sempre lo stesso, sempre piacevole. Nuotiamo nel mare della tradizione, che ci conforta e rassicura. Nell’ovvietà degli auguri e nella consuetuetudinale consuetudine, mangiamo gli stessi piatti, brindiamo alla salute delle stesse persone e reiteriamo nei baci e nelle strette di mano. Nel tragico dilemma tra panettoni e pandori, la novità a volte sacrilega agli occhi degli anziani, è insita nell’inserimento della nutella nel pandoro.

Dove tutto è già scontato, dove la routine secolare trova riparo, il Natale è tradizione e felicità. Due palle.

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