Archeologia da Toilette

Qualche mese fa ho seguito con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata il “Laboratorio di Archeologia dell’ Architettura” e da quel giorno la mia vita è cambiata profondamente. Nella mia mente, quotidianamente, si affollano tentativi di stabilire cosa è accaduto nella storia di una città, di un paesaggio, di una strada, di un lavandino. Sì, di un lavandino. Con un processo mentale più simile a quello investigativo di Sherlock Holmes che a quello mozzafiato di Indiana Jones, mi ritrovo la mattina ad effettuare una classica stratigrafia di quella io sto per definire: Archeologia da Toilette.

L’Archeologia da Toilette si pratica senza trowel e bisturi ma con dei guanti (quelli sì) ed un pizzico d’ironia. L’analisi odierna verrà effettuata su di un tipico lavandino di studente universitario fuori sede. Se non ne avete uno, procuratevelo o chiedete a un amico di prestarvelo per qualche ora.

Inizio a scandagliare oculatamente la superficie la ceramica e decido di cominciare l’analisi muovendomi dall’alto verso il basso, da destra a sinistra.

–          La prima presenza al di sopra dello strato di ceramica aderente alle piastrelle del muro, collegato con questo grazie al Saratoga (il silicone sigillante) è un cumulo di peli molto piccoli, colore nero, dall’andamento ondulato. Riconosco subito che si tratta di peli sopraccigliari, che data la loro vicinanza allo specchio sono caduti proprio lì secondo la legge di Newton. Immagino quindi che un uomo sui 24\26 anni abbia operato lì una sfoltita per impedire alle due sopracciglia di congiungersi drasticamente.

–          Immediatamente nelle vicinanze di queste tracce, noto la presenza di un deposito semicolloso biancastro di forma circolare, non temete, è solo lo stampo del sapone liquido all’estratto di latte di mandorla. Un fenomeno del tutto simile alla macchia da boccale di birra sul sottobicchiere.

–          Muovendomi a est trovo il “blocco rubinetto” composto da due tondi in acciaio Inox , che costeggiano ai lati il rubinetto vero e proprio con leva integrata per l’intensità del getto e la temperatura. Capisco allora che questo è stato inserito successivamente, poiché prima doveva essere qui collocato un semplice tubo di rubinetto, coadiuvato da due manopole una per l’acqua fredda e una per l’acqua calda. Queste, una volta dismesse probabilmente per malfunzionamento, sono state tolte (US negativa, quindi) e poi ritamponate con gli attuali tondi antiestetici in acciaio. Immagino inoltre che l’intervento di sostituzione del rubinetto sia contemporaneo alla tamponatura di cui dicevo, e che visto lo stile del rubinetto (che io dato tra gli ultimissimi anni del XX e l’inizio del XXI), e lo stato di usura dei tondi, mi sembra di poter dire che l’ipotesi di contemporaneità sia estremamente valida.

–          Sul retro rubinetto, noto una serie di depositi piliferi differenti che mi fanno constatare l’utilizzo intenso e variegato da parte di numerosi utenti differenti. Le analisi in laboratorio stabiliranno se oltre al quartetto che compone oggi la casa, siano presenti peli del quartetto degli inquilini precedenti. Questa seconda ipotesi farebbe alzare la cronologia del deposito sparso di ben 3\6 anni, un dato non indifferente visto che si parla di pur sempre di un sanitario.

–          Ma ecco che giungiamo ad un punto critico dell’analisi, poiché appena a sinistra del tondo ovest, si trovano una serie di tracce calcaree senza che sopra sia accertata la presenza del classico bicchiere per spazzolini, che avrebbe dato luogo ad un deposito simile a quello del sapone al latte. Infatti, il bicchiere non è presente nella sua forma tradizionale, ma appartiene all’US del muro (USM), in quanto si tratta di una struttura in plastica sospesa attaccata tramite un braccio alla piastrella. La macchia calcarea che offusca il marchio Ideal Standard allora deve essere necessariamente dovuta all’acqua mista a residui di dentifricio colata prima sul bordo del porta spazzolino e poi caduta sul lavandino col tipico “effetto a goccia. Con ciò si spiega anche la non-uniformità del deposito sulla ceramica.

–          Spostandoci a sud, decidiamo di analizzare il bacino del lavandino. Noto delle macchie e dei depositi sparsi e decido di elencarli una alla volta per chiarezza.

1) Chiazza da sputo, colore bruno, consistenza non verificata (non la tocco nemmeno coi guanti), trattasi sicuramente di uno dei primi sputi legati alla pulizia dei denti, sicuramente post-colazionem, e non vedendo residui granulosi da biscotto al cioccolato (tipici di chi mangia Abbracci o Pan di stelle), mi sembra di poter dire che è dovuto al misto di saliva e bevanda scura, come il caffè o l’orzo. Non mi sento ancora in grado di escludere l’ipotesi Nutella, ma anche qui è meglio tenere aperte tutte e tre le piste, in attesa dell’analisi degli specialisti.

2) Groviglio di peli lunghi, colore rossastro, mosso. Inequivocabile deposito da spazzolamento. Ma al di sotto del cumulo, noto anche dei residui più piccoli di peli neri. Sono peli troppo piccoli e guardandoli più da vicino capisco data la rigidità e la non-flessibilità che si tratta di peli da taglio. Suppongo (anzi non suppongo)che qualcuno (io) si sia fatto la barba in serata e non abbia pulito accuratamente, e che il groviglio di peli sovrapposto (quindi posteriore), sia legato allo spazzolamento mattutino tipico femminile.

3) Macchia azzurra. Benchè qualcuno potesse ipotizzare che si tratti di gel per capelli, data la presenza di granuli, so per certo che è una deposito di Mentadent White Now dovuto al lavaggio dentale. Dalla consistenza e dall’attaccatura salda alla superficie capisco che non è un deposito odierno e mi sembra di poterlo comunque attribuire al periodo del fine settimana.

4) Residui da naso, volgarmente chiamati caccole, colore verdastro. La consistenza molliccia lascia supporre che si tratti di un deposito vicino nel tempo, o che tuttalpiù sia stato inumidito dai continui flussi d’acqua di utilizzo del lavandino.

–          Vorrei concludere questa analisi stratigrafica con un cliché, sempre presente e sempre di grande impatto: il pelo corto riccio. Lo si trova in presenza sparuta e\o singola, il più delle volte il colore nero rende difficile attribuirlo ad un utente piuttosto che ad un altro. È causa di conflitti interni alle mura domestiche ed il più delle volte è sintomatico di uno stato di abbandono a sé stessi. Nei migliori casi la presenza di questo “fattore crisi” comporta la pulitura del bagno e il conseguente azzeramento dei depositi. In altri casi, il decadimento precipita verso una stratigrafia più complessa che ha dei risvolti negativi sul morale e indica lo status peculiare di crisi dello studente universitario.

 

 

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