P per Palestina

Certe volte ho veramente paura che scoppi un conflitto internazionale. La 67esima Assemblea Generale dell’Onu aveva fatto presagire tra vignette satiriche israeliane  e procedimenti avviati per il riconoscimento a “Stato non membro” della Palestina, che la situazione non sarebbe stata tranquilla per molto. Gli scontri in corso tra missili (palestinesi) e raid (israeliani) hanno finora ucciso un totale di 18 persone. 3 israeliani e 15 palestinesi tra cui una donna incinta e due bambini di 7 e 11 anni. Non voglio fare la cronaca degli eventi e non voglio nemmeno che il succo del discorso sia dire a mo’ di hippie postmoderno “peace and love, bro”.  Io, l’operazione Piombo Fuso, roba da 14.000 morti, non la dimentico. E gli Usa, a fronte della sproporzionata reazione israeliana, continuano a difendere Netanyahu; bisogna andare “oltre Obama” (dicevo nel post Obama vs Romney nel periodo pre-election day) e questa ne è la dimostrazione più immediata e lampante. Più che avere paura di un conflitto mondiale, ho paura che si ritorni a schieramenti tipici e anacronistici precedenti alla caduta del Muro di Berlino. Iran, Cina, Russia, Egitto si sono subito schierati dalla parte dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese), mentre il blocco Occidentale che non si è espresso, sappiamo che andrebbe chiaramente a rinsaldare l’asse Usa-Israele. I presupposti per uno scontro tra culture, economie e religioni ci sono tutti. La supremazia americana non dichiarata ufficialmente ma, ufficiosamente in atto da ancor prima del celebre 9-11-89, è ostacolata dalla crisi del capitalismo che proprio lì è nata (non dimentichiamolo!) contagiando i mercati europei grazie alle loro strette interdipendenze. D’ altro canto l’avanzamento economico di paesi come la Cina, la più fiorente potenza economica, insieme con alcuni paesi arabi (vedi petrolio) e la Russia (vedi gas) gli ha permesso di imporsi finalmente come alternativa al modello dominante.

Intanto l’ ’Israel Defense Force, sta utilizzando il profilo twitter IDFSpokesperson per raccontare a modo suo, minuto per minuto gli attacchi israeliani. Una mossa che appare a dir poco patetica  soprattutto se ispirata ad tutt’altro genere di mobilitazioni come quelle pacifiste di Occupy e Indignados.

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