S FOR SICILY (Speciale elezioni regionali 2012)

Sabato pomeriggio tanti italiani sono soliti andare al supermercato a fare la spesa. Ebbene, qualcuno di voi, magari non tra i lettori di questo blog, comprerà anche qualche fetta di mortadella in più rispetto al necessario, da usare fresca  e profumata per il giorno dopo. Perchè? Perché dalle 8.00 alle 22.00 del giorno seguente saranno aperti i seggi per le elezioni regionali siciliane. Quale miglior voto del saporito affettato corredato dalla frase: “…e ora ammuccativi macari chista” ?
In teoria nessuno, in pratica sono il primo ad essere tornato nella mia bella isola triangolare per espletare il mio dovere di cittadino. Un viaggio in treno quasi mistico, simile in tutto e per tutto a quello di Elio Vittorini delle “Conversazioni in Sicilia” e a quello in senso opposto dell’ormai vecchio Mastroianni in “Stanno tutti bene”. Sonnecchiavo tra Salerno e Paola, e dormivo profondamente per intere ore a Villa San Giovanni, e mi svegliavo di soprassalto temendo di aver superato la mia amata Catania e invece, mi trovavo ancora in corso di allunaggio a Messina Centrale. Si vede lontano  tre chilometri che siamo un isola! Si vede lontano tre chilometri il continente euroasiatico.
E in questo sonno così turbolento comparivano i fantasmi dei candidati alla Presidenza della Regione.
Il primo a comparire è Nello Musumeci, il caro vecchio Nello, reverendo ex Presidente della Provincia di Catania, ex AN poi La Destra. È forte del favore dei sondaggi che lo danno quasi al 33%, complice una forte lista civica e quel partito (il Pdl) che ha fatto grandi numeri (ma pochissimi fatti) in Sicilia. In caso di vittoria i capi nazionali urlerebbero “Siamo ancora fortissimi!”, ma sicuramente anche qui il numero delle preferenze per il partito di B. è destinato a collassare. Uomo di grande temperamento (dicono di lui) e di una tanto acclamata integrità morale (dicono di lui), il buon Nello è rimasto ai margini della politica siciliana e aspetta sornione di ridere sotto il cangiante pizzetto, trionfante per il ritorno in grande stile. Purtroppo però non è di certo il nuovo che avanza, tutt’altro, non porterà una politica differente da quella dei suoi predecessori, anzi probabilmente dovrà per forza cercar consensi nelle file degli autonomisti per poter governare.
Ed ecco comparire il secondo fantasma, quello di Gianfranco Miccichè. Grande Sud e Mpa (oggi Partito dei Siciliani) già dal nome cercano di evidenziare la provenienza doc, della serie siamo siciliani, non italiani. L’autonomismo da Vespri Siciliani ha sempre avuto il suo successo, insomma un marchio di fabbrica che non può fallire. Miccichè, poverino, avrebbe tanto voluto essere il candidato unico del centrodestra e dopo anni di fedele servizio al gran capo B. si è visto scavalcato da Musumeci e ha ingoiato il rospo. Lombardo invece, presidente dimissionario, ha deciso di non ricandidarsi (e meno male). Intanto, però, getta il figlio Toti nella mischia. Il rampollo di casa Lombardo si è già calato nella parte, insomma è lui il nuovo che avanza. È lui la forza giovane di cui ha bisogno la Sicilia. È lui che è stato già ribattezzato Masculina (concorrente del Trota insomma). È lui ad aver detto che l’unica Antimafia è quella che ha fatto il padre durante gli anni di governo. È lui che forse non ha ben chiara la realtà dei fatti. L’ombra paterna e i voti che ne conseguono, mostreranno un partito notevolmente ridimensionato, pronto però ad entrare in tutti gli esecutivi. È questa la grande vittoria di Lombardo, comunque vada sia Crocetta che Musumeci (come si diceva) in caso di vittoria sul candidato Miccichè, dovranno ricorrere ad una coalizione con Grande Sud-Mpa  ed è lì che si consumerà la grande sconfitta che determinerà continuità col passato.
Per gli elettori del terzo fantasma, Rosario Crocetta, questo potrebbe essere un problema. Chi è lo stolto di centrosinistra che rivuole un governo Pd-Udc-Mpa? Spero nessuno. La scelta del Pd è stata quella di scegliere un alleanza tendente al centro, visto che i partiti più a sinistra non hanno un grande successo. Non dimentichiamoci che prima di Lombardo, c’era Totò Vasa Vasa Cuffaro, e il partito di Casini è forte della tradizione secolare della Dc in Sicilia. Attualmente Crocetta è secondo nei sondaggi e viene dato al 31% ma non ha di certo convinto l’elettorato e molti sono quelli che restano indecisi sul votarlo o meno.
Intanto a mo’ di nuvoletta compaiono nel mio sogno uno scatenato De Luca rivoluzionario dell’ultima ora, inseguito da un uomo che regge un forcone in mano, immagino che sia Ferro, leader del movimento che ha destabilizzato la Sicilia non molto tempo fa.
Andando via, ecco che lasciano spazio a Giovanna Marano, sostituta di Claudio Fava alla guida della coalizione di Sel, Idv, Verdi, FdS. Il figlio del noto Giuseppe Fava, ha dimenticato di spostare la residenza in Sicilia ed è stata scelta per sostituirlo l’attivissima Marano, nota per le battaglie sindacaliste compiute a Termini Imerese e non solo. Attualmente i sondaggi la danno circa all’8%, complice uno schiacciamento bilaterale da parte di quelli che non vogliono “sprecare il voto” e che alla fine lo daranno a Crocetta e quelli invece che si sposteranno verso il Movimento 5 Stelle. Se calcoliamo le medie nazionali dei partiti di Vendola e Di Pietro, ci troviamo come di consuetudine, fortemente al di sotto delle aspettative ed il rischio è che quegli spostamenti di cui dicevo, non facciano arrivare i partiti (non la coalizione) allo sbarramento del 5% per accedere all’ARS.
Chi invece siederà al Palazzo dei Normanni quasi sicuramente sarà Giancarlo Cancelleri, il candidato del M5S. Il movimento complice una campagna elettorale prorompente di Beppe Grillo, ha subito un’impennata nelle preferenze dei siciliani. Grillo dice che se cambia la Sicilia cambia tutta l’Italia e non ha tutti i torti. Ma effettivamente non ha proposto nulla di nuovo rispetto ai programmi di sinistra. I principi della green-economy (cari ormai un po’ a tutti) e dell’infangamento universale non bastano per creare un’alternativa politica valida. Quei voti allora rosicchiati alla Marano hanno poco senso. Ma il vento di protesta e di cambiamento, sembra inarrestabile e molti sceglieranno i grillini. A chi verrà eletto spetterà il compito di dimostrare nei fatti, che il movimento ha un suo modo di pensare e di agire. Perché l’appartenenza politica non può circoscriversi al malessere nei confronti dell’attuale classe dirigente, ma deve abbracciare idee coerenti su tutta la scala del suo elettorato.

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