Obama vs Romney

 

Non c’è cosa più brutta del confronto tv tra i due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti. Il “yes we can!” di quattro anni fa, è quasi svanito dentro quella politica americana che sprizza immobilismo da tutti i pori. Perché? Perché i candidati si esprimono tramite una serie di luoghi comuni che fanno annuire gli americani. Trattasi di stereo-tipizzazione dell’elettore americano, medio e poco informato. Quello che vuole sentire le parole: terrorismo, veterani, “i nostri” sono caduti.
Ci sono degli americani differenti, da questo “vote-profile”, che ormai stazionano a Zuccotti Park da troppo tempo. Gli indignati del 99%, i ragazzi di Occupy non voteranno né per l’uno, né per l’altro. C’è chi si rifiuta di aderire allo schema del “meno-peggio”. Qui in Italia siamo campioni nel voto  del“meno-peggio”, e siamo ormai abituati alla scelta bipolare tra Pd-Pdl, come se questi effettivamente incarnassero i valori della quasi totalità del popolo italiano. Il bipolarismo da talk show non è una bella cosa, perché fortunatamente c’è ancora chi pensa che il pluralismo di idee sia un valore da non perdere.
Il sistema americano è addirittura peggiore e l’aut aut del repubblicano\democratico è un esempio dell’appiattimento di un paese composto da quasi 315 milioni di persone.
Le convention a stelle e strisce tutte strette di mano e patriottismi, finanziate dalle corporations che stanno dietro ai due candidati sono a dir poco deprimenti. È tutta una questione d’immagine, non balbettare, incalza l’avversario, dipingilo peggio di te. Sii forte e convincente. Devi avere gli stessi requisiti di un venditore molto abile. Vendere, quindi, la propria immagine salutando e baciando bambini interpretando un ruolo a metà strada tra Cuffaro e Benedetto XVI.
La verità è che gli americani hanno bisogno di più scelte, per andare oltre Obama.

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