B come Boicottaggio

Il boicottaggio è uno dei mezzi più potenti a disposizione del consumatore: consiste nella sospensione organizzata dell’acquisto dei prodotti di un’impresa o di una nazione. Il termine deriva dal nome del capitano Charles Cunningham Boycott, un inglese di fine Ottocento, proprietario terriero in Irlanda, noto per la sua scarsa umanità. Per contrastare la sua prepotenza, non solo i contadini ma, l’intera comunità decide di isolarlo. L’evento attira l’attenzione della stampa, tanto che il giornalista americano Redpath conia il verbo “boicottare”.

Il primato dei boicottaggi conclusi in tempi record va a quello contro la Shell. Nel mese di giugno del 1995, la Shell annuncia di volersi sbarazzare della piattaforma Brent Spar affondandola nel Mare del Nord. Lo smantellamento a terra costerebbe 46 milioni di sterline, mentre l’affondamento solo 12 milioni. Greenpeace, sostenuta dai governi tedesco, danese e svedese, si oppone con la solita determinazione. Greenpeace  Germania invita gli automobilisti a boicottare le stazioni di benzina della Shell e la risposta dei tedeschi è immediata. A fine giugno il boicottaggio attecchisce anche in Inghilterra, Olanda, Svezia, Danimarca, Lussemburgo e Belgio. Il ministro dell’ambiente svedese in un’intervista televisiva si schiera apertamente contro la compagnia e lo segue anche quello danese. Il 20 giugno la Shell annuncia di rinunciare all’idea dell’affondamento e di voler richiedere alle autorità britanniche l’autorizzazione a smantellare la piattaforma a terra.

Fra i boicottaggi che durano da anni, il più celebre è quello contro la Nestlè. Questa multinazionale è boicottata, a fasi alterne, da quasi trent’anni per la sua condotta irresponsabile nella promozione del latte in polvere nel Sud del mondo. Le ragioni per le quali una ditta cede dopo pochi mesi e altre neppure dopo anni di boicottaggio, seguono una logica utilitaristica ovviamente. Le ditte fanno un conto delle perdite che subiscono dal boicottaggio (vendite, immagine, etc.) e delle perdite che subirebbero accettando le richieste. Ergo si sceglie la soluzione meno costosa.

Il sandblasting (tecnica di sabbiatura ad alta pressione) viene normalmente impiegata nell’industria dei jeans nella fase di fissaggio del tessuto denim. La salute degli addetti alle operazioni di sandblasting è in grave pericolo, nella sola Turchia sono stati documentati 46 casi di decessi di sabbiatori per silicosi. Vi invito a comprare in maniera responsabile, ad ampliare i nostri criteri di scelta di un prodotto: fa bene a tutti o fa bene solo a me?

http://www.cnms.it/

http://www.citinv.it/associazioni/RIBN/index.html

http://www.abitipuliti.org/

Antonella Civita

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