V for Velvet (intervista con Pierluigi Ferrantini)

Soffro lo stress
Io soffro lo stress
Sono stanco e fuori forma
Suono in una boy band 
Suono in una boy band
Ci deve essere un errore

Era il lontano 2001 quando i Velvet spaccavano le radio con il loro primo grande successo Boy Band e nessuno di voi avrà sicuramente dimenticato quel motivetto rompicapo. Nel corso della loro carriera musicale i Velvet hanno varcato tre volte il palco dell’ Ariston e hanno portato nel corso del tempo un notevole contributo al rock italiano con canzoni di spicco come: Una settimana, un giorno (con Edoardo Bennato), Funzioni primarie, Volevo dirti molte cose, Tutto da rifare. Chi non li segue o chi non si è imbattuto in un loro concerto nel corso degli ultimi anni magari avrà pensato che si siano sciolti o che siano ormai delle meteore. Invece a fronte dei 14 anni di attività i Velvet sono più che vivi, anzi più invecchiano e più migliorano, come il buon vino. Una maturità musicale impressionante che è riuscita a coinvolgere, per ultimi, gli spettatori del loro concerto di Venerdì 5 alla Sapienza, nella loro città, anzi nel luogo in cui Pier, il frontman, studiava Giurisprudenza.

So che per voi la musica è così importante che avete intrapreso una nuova strada quella della produzione in studio di nuove e talentuose band…

Siamo cresciuti in quello studio e dopo anni abbiamo deciso di rilevarlo ed aprirlo (Cosecomuni recordingstudio) ai gruppi che avessero quel qualcosa in più come gli Astenia o le Milk White. Abbiamo prodotto più di 15 band in un anno, il risultato è che adesso siamo noi (ride) a dover prenotare il nostro studio per registrare i pezzi del nuovo album. Ne siamo felici.

Una domanda sul futuro, il futuro musicale.

Paradossalmente in un periodo in cui i dischi sono fuori moda, nessuno vende, ma si scarica tanto, c’è tanta gente che viene in studio a registrare e vuole ancora inseguire la musica, andando ai concerti, come questo. C’è il futuro nella musica e sono convinto che le cose in pratica bisogna farle da soli, non c’è più la major che ti prende e ti lancia. E’ più difficile iniziare oggi, noi registrammo  delle canzoni e firmammo in pochi mesi un contratto con la Emi. Adesso non è così. 

E il futuro dei Velvet?

Noi non abbiamo dischi in promozione, siamo appena rientrati in studio eppure siamo qui a suonare. Le cose sono molte più tranquille, quando sei libero da pressioni da mainstream. Cosi possiamo esprimere il meglio di noi, abbiamo molta voglia di rischiare e sperimentare. Magari non si sa, ma abbiamo delle nostre canzoni in numerose serie americane ad esempio in Desperate Housewives. Siamo stati di recente al Festival del Cinema di Venezia con Vinicio Marchioni e Nicolai Lilin.

Ti propongo un gioco che ho fatto ad Enzo Moretto degli A toys orchestra (in quest’ intervista). Dimmi una band per decade che ha ispirato la vostra musica.

Anni ’60, sicuramente i Beatles, ’70 Bowie, ’80 fra tutti gli U2 ma dico anche Cure e Simple Minds, ’90 i Blur, davanti agli Oasis. Dell’ultima decade mi piace la parte elettronica dei Chemical Brothers o dei Prodigy.

Visto che il blog parla di futuro e mi sembra opportuno farti una domanda sul pezzo “I nuovi emergenti”, che ha anche un videoclip molto esplicito dove due porci si contendono il voto.

Si rende abbastanza l’idea di quello che pensiamo, sono esterrefatto che la stessa classe politica che ci ha rovinato si stia preparando a ricandidarsi. E’ un record negativo, una vergogna. Stiamo lasciando dei cattivissimi esempi, c’è poca volontà di reagire. Io ho sempre votato ma se ci fosse un movimento ben organizzato per il non voto”, parteciperei sicuramente ad una campagna per non votare, dovremmo lanciare un messaggio, è una cosa molto brutta, lo so. Quando da ragazzo entrai in Giurisprudenza qui alla Sapienza non avrei mai potuto immaginare di pensare una cosa simile.

Annunci