H for Hobsbawm

A me le glorificazioni post-mortem non sono mai piaciute, ma oggi è il caso di dedicare un post ad un grande storico dal nome Eric Hobsbawm. E’ morto ieri all’età di 95 anni e vanta dalla sua l’essere stato uno delle voci più autoritarie di un modo nuovo di guardare alla Storia. Ancora ricordo il giorno in cui, il mio professore del Liceo, Toto Pezzinga, ci diede da leggere un approfondimento sul “Secolo breve”. Non avevo ancora capito che la storia non era fatta di eventi, di singole battaglie, ma di processi più o meno lunghi che effettivamente incidono moltissimo sulla linea del tempo. Quel saggio letto tra i banchi di scuola è il primo accenno allo studio critico di una materia che io abbia mai fatto.
Nato ad Alessandria d’ Egitto ha poi vissuto in Gran Bretagna ed è stato sempre vicino tematicamente allo studio dell working class inglese e al proletariato internazionale. La filosofia marxista ha contrassegnato le sue inestimabili opere, ma è stato in grado di elaborare nuovi concetti come il “Bandito sociale” (1969) o l’ “Invenzione della tradizione” (1983). Prometto in cuor mio di leggere l’ultima opera pubblicata, Come cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del marxismo, che già dal titolo non può che affascinarmi vista la pertinenza con la tematica del cambiamento globale, uno dei must di questo blog. Intanto chiudo il post con una sua citazione.

Difficile ammettere il fatto che quanto più un bandito si avvicina all’ ideale popolare del fuorilegge gentiluomo, e cioè il difensore socialmente consapevole dei diritti dei diseredati, tanto meno l’autorità è disposta ad aprirgli le braccia. Anzi è molto più pronta a trattarlo come un rivoluzionario sociale e a dargli una caccia spietata, fino all’eliminazione.

E’ evidente, comunque, che si tratta di qualcosa di più di un’esplosione di crudeltà manifestatamente gratuita. Si possono dare due spiegazioni possibili, se pure con una certa esitazione, perché la psicologia sociale è una giungla dove solo un insensato può avventurarsi cautamente.

I banditi. Il banditismo sociale nell’età moderna (1969)

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