I for Invisible

C’erano una volta gli scioperi generali, quelle giornate in cui il mondo si fermava e i riflettori puntavano dritto dritto sul tema di turno. C’erano una volta quelle manifestazioni che circondavano di folla il palazzo. Quel palazzo da cui al piano alto, il leader spostando appena il drappo purpureo della tenda, emetteva almeno un sospiro. Poi si sedeva nella sua poltrona e per un attimo almeno chiudeva gli occhi e cercava di immedesimarsi nell’uomo comune e magari almeno provava a risolvere la questione. Uno sciopero destava più clamore delle spalle al pubblico di Adriano Celentano.
Adesso non è più cosi. Adesso la tv è piena di persone che cercano di stupirci e l’asticella dell’attenzione si è spostata molto in alto.
Cosa c’entra?
C’entra, perché avendo vissuto ad Atene ed oggi a Roma mi rendo conto che ogni giorno di fronte al parlamento c’è qualcuno a manifestare o a scioperare. Senza considerare tutte le persone che sono arroccate sulle torri delle fabbriche dove lavorano, sulle cave delle miniere dove si ammazzano. Quegli uomini scelgono di compiere degli atti che per loro hanno un significato estremo. Eppure ormai è come se ci fossimo abituati. Un uomo si da fuoco dopo aver ricevuto la famosa cartella di Equitalia di qua, di là un altro si suicida perché non riesce ad arrivare a fine mese. Che brutta espressione! Arrivare a fine mese, come se ci dovessimo arrivare per forza, come se non fosse un piacere vivere un mese di vita, come se il mese fosse un punto di arrivo, un traguardo. Ce l’ho fatta sono arrivato a fine mese! Perdonatemi per la breve parentesi, ma quello che volevo evidenziare è che ormai gli scioperi, le proteste, le manifestazioni non hanno più senso. Centinaia di migliaia di persone hanno affollato questa settimana le strade di Madrid, Lisbona, Atene e Parigi (tralasciamo in questa sede il fatto che il senso civico italiano è il più scadente d’Europa). Un minimo di spazio mediatico gli è stato dato, ma della stampa a me non importa nulla. Mi interessa sapere se qualcuno si è mosso per capire il motivo di un dissenso così vasto.
Ma la tenda purpurea al piano alto non si muove nemmeno. Chi sta in alto è assolutamente disinteressato a cosa accade sotto di lui e non comprende minimamente le necessità primarie. Sono come i nobili di sangue che non sanno cosa vuol dire esser servi. Sfogliando i quotidiani, Monti o chi per lui in Europa, non guardano cosa è successo di fronte al loro ufficio, ma vanno direttamente alla pagina della Borsa e poi a quella del Sudoku. Se i mercati sono in positivo fanno un sorriso, pensando di avere salvato il loro paese dalla crisi. Intanto la folla sta sempre giù a gridare basta. I governi dei paesi occidentali sono da 4 anni a questa parte totalmente fuori dalla realtà, sono in una full immersion dal nome Crisi. Mi mancano perfino le discussioni della Lega Nord sulle ronde notturne. C’era ancora un legame con il popolo, un senso di dovere sociale nei confronti degli elettori.
Adesso le politiche sociali sono esclusiva a centri di estrema destra o estrema sinistra, che progressivamente vanno a inasprirsi l’uno con l’altro creando dualismi novecenteschi. Può capitare che i sindacati si muovano a tutela dei lavoratori, ma la verità è che questi hanno sempre meno voce in capitolo.
Certe volte credo che non si dovrebbe scioperare in sedi separate,  ma che bisognerebbe preparare una vera manifestazione generale, affinché si capisca il potere del cittadino lavoratore.  L’asticella dell’attenzione è troppo alta.Potrebbe sembrare orrendo quello che sto per scrivere, ma se avete intenzione di suicidarvi davanti al Parlamento per manifestare il vostro dissenso, beh non fatelo, perché non avrebbe senso e nulla cambierebbe.

Avete presente quando salite su un monte molto alto e oltrepassate le nubi che invece vedevate sopra di voi quando eravate in basso?  Un cielo terso sembrerà la vostra verità. La città invece vi rimarrà invisibile per colpa di quella nube  grigia e carica di pioggia che va riversandosi sulle strade già allagate. Per concludere interpretando l’immagine che ho evocato mi sembra calzante appropriarmi del titolo di un’opera di Calvino: Le città Invisibili. Siamo invisibili.

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