R for (Midnight) Revolution- Intervista con…A toys Orchestra

Ieri gran concerto degli A toys Orchestra nel mio paese (Mascalucia). Un’atmosfera intensa ha attraversato come lo Scirocco le vie di una città posta all’ombra del vulcano. Fortunatamente c’è chi, anche nella nostra isola, crede che sia importante portare della bella musica in controtendenza ai vari surrogati del poppismo che le major promuovono in Italia. Le note della band hanno radicalmente travolto le orecchie polverose di alcune vecchiette finite lì per caso, che hanno iniziato a ballare come delle groupies d’altri tempi. Non faccio recensioni musicali, ma mi limito da egregio ascoltatore nel dire che i ragazzi di Agropoli hanno saputo emozionare gran parte del pubblico presente, me compreso.
Ho avuto il piacere di parlare un po’ col carismatico frontman Enzo Moretto e le domande da porgli balzavano nella mia mente in maniera istantanea vista la tematica che affronta il loro ultimo disco. Il titolo della canzone che da il nome all’album Midnight Revolution, parla già da sè.

-Cosa è Midnight Revolution?

-E’ la voglia di cambiamento intesa come voglia di fare piuttosto che di aspettare, soprattutto in questo periodo storico, in cui siamo abituati a sperare. Sperare è quasi una parolaccia, lo insegnava Monicelli, ed è diventantato il mio mantra. L’ho scritto pure sulla mia chitarra “La speranza è una trappola”

-La rivoluzione che intendi come è fatta? Molotov e sciarpe?

-Non immagino il futuro all’insegna della violenza, bensì del cambiamento. Se poi c’è bisogno di fare dei sacrifici, il gioco deve valere la candela. Siamo al collasso della società capitalistica. Non inneggiamo alla violenza, ma le rivoluzioni non sono semplici. Sarebbe bello farla nella maniera più democratica e sana possibile.

Insomma io ed Enzo andiamo a nozze ed è un piacere ascoltare i suoi punti di vista. Una volta affrontati temi molto cari a questo blog, decido per concludere di proporgli un gioco musicale.

-Enzo, dimmi un gruppo per decennio (a partire dai ’70) che vi ispira.

-Questa è la domanda più difficile del mondo, dovrò farlo in maniera massimalista, a mo’ di gioco. Per i ’70 mi piace il funk, Betty Davis. Per gli ’80 direi i Pixies. Nei ’90 dico un nome banale, i Nirvana, ma attraversando l’oceano becchi i Blur. Per l’ultima decade (tentenna un po’) scelgo gli Arcade Fire che mi piacciono tantissimo, per non dire i Sigur Ros e i Blonde Redhead.

Vi lascio con  il divertente video di Midnight Revolution, che con il suo coro finale contagioso mi sembra quasi di poter definire come la rivoluzionaria Hey Jude italiana.


Annunci