L’estate del ____ ( P for Poetry)

 

Mi ricordo quando ero piccolo, chissà quanti anni avevo..

 

Correvo, e quella collanina con la croce dorata

 

mi finiva in bocca e assaporavo il mio sudore e quel sapore metallico.

 

Mi ricordo di quando dopo aver giocato a calcio,

 

con gli amici della via, estranei noi alle logiche relazionali utilitaristiche,

 

facevo la doccia fredda d’estate cantando l’inno d’Italia

 

facendo finta che fosse una partita piovosa della nazionale.

 

Perché, ancora, guardavamo le partite davanti a una pizza tra il vento fresco della sera e le zanzare.

 

E l’acqua scendeva su di me, sul mio canto e sulla collana.

 

Chissà quando è successo, non avevo nemmeno i peli, non avevo nemmeno i peli.

 

E con gli occhi chiusi e affannato trattenevo il respiro per lavare i capelli e mettevo quella croce in bocca al gusto di shampoo e metallo.

 

E non ho mai saputo se quello shampoo non faceva bruciare gli occhi, perché li tenevo sempre serrati, quasi impauriti.

 

E chissà perché quella croce era d’oro

 

tutti lo sapevano ma io ancora no

 

e non era d’oro per la sua luce, era d’oro e basta.

 

Perché oggi mi accorgo che il legno, povero, fragile e scuro splende più di tutto.

 

E adesso che ho i peli,

 

che non guardo più le partite dell’Italia,

 

che non canto più l’inno sotto la doccia,

 

che sono morso sempre dalle zanzare, più cattive oggi di ieri,

 

che non sudo quando corro e gioco, bensì su un autobus stracolmo a non so quanti gradi,

 

mi chiedo che fine abbia fatto quella collana, con quella croce rosicchiata

 

e mi chiedo sopratutto dove sia quel piccolo uomo e se ancora viva in me.

 

Annunci