A for Assange pt2

Seguiamo da mesi la telenovela (mai termine fu più opportuno data la matrice sudamericana) riguardante l’estradizione di Julian Assange (eccovi l’ultima puntata: link).
Oggi arrivano importanti novità, infatti alle ore 13 il ministro degli Esteri dell’Ecuador ha annunciato l’accoglimento della richiesta d’asilo politico da parte del leader di Wikileaks, che ormai si trova nell’ambasciata ecuadoriana a Londra da 58 giorni. Patino non ha usato mezzi termini ricordando che il tempo del colonialismo è finito. Ha elencato undici buoni motivi per concedergli asilo politico. L’ambasciata di Quito sembra aver capito che ci sia il rischio reale di una estradizione ad un terzo paese, gli Stati Uniti, dove (come è facile intuire) Assange non subirebbe un “processo giusto”.
Il Foreign Office britannico aveva dichiarato di essere disposto entrare con la forza nella loro ambasciata a Londra, suscitando non poche perplessità in chiunque capisca almeno un briciolo di diplomazia. Ad ogni modo gli Esteri (GB) esprimono delusione e dichiarano ufficialmente che la decisione del governo ecuadoriano è addirittura deplorevole. La Gran Bretagna aggiunge che per loro non cambierà niente e che l’attivista australiano prima o poi dovrà essere estradato in Svezia.
È sicuramente un caso di grande delicatezza, che coinvolge l’Ecuador con alle spalle l’Unasur (blocco che raggruppa 12 paesi sudamericani) e il blocco occidentale Gran Bretagna-Usa con la partecipazione svedese. Gli americani intanto fanno finta di non essere interessati alla vicenda e aspettano sornioni che i segugi europei adempiano all’ “obbligo legale” di estradare Assange a Stoccolma. Quest’ultimo commenta con soddisfazione l’esito della vicenda giudicandola una “vittoria significativa”.

Ma quanto potrà andare avanti questa storia? Assange non può certamente vivere per tutta la vita da segregato. È evidente che la sua vicenda è al limite tra la realtà e l’inverosimile. La paranoia può causargli solo problemi. Sicuramente è un uomo a cui basta la rete per esprimersi, ma la libertà è anche altro. A mio avviso Julian deve trovare un’altra soluzione.

Intanto vi aggiorno sul fatto che dopo il verdetto del processo contro Visa e Mastercard, le due compagnie sono state costrette a riabilitatare di donazioni in favore di Wikileaks ed adesso il servizio si svolge regolarmente.

 

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