PUBBLICA (IN)SICUREZZA A MASCALUCIA

Scusatemi se oggi tradisco il mio blog (prometto che rimarrà un episdio). Oggi voglio utilizzare questo spazio non per parlare di futuro, ma per discutere su un fatto di cronaca locale.

Domenica si sono svolti nel mio paese, Mascalucia (CT), i festeggiamenti in onore di San Vito, il patrono cittadino. Una festa qui in Sicilia non può dirsi tale se non è degnamente rappresentata dai suoi fuochi d’artificio. Tralasciando il mio personale, ma condiviso, odio verso i soldi che esplodono creando armoniche e rumorose composizioni luminose, volevo soffermarmi sulla sicurezza legata all’utilizzo dei fuochi.

Dirimpetto al Municipio, a due passi dal Santo, dal festoso corteo e dalla chiesa (che da poco è stata riaperta dopo il crollo di parte della copertura), è stato allestito un arsenale di mortai.
La gente si avvicina alla piazza del Municipio e guarda perplessa. Magari qualcuno si interroga sulla sicurezza di quel posto. Una madre tiene con forza il figlio per paura che si avvicini troppo. Nei pressi della piazza non ci sono né la polizia municipale né i carabinieri. Allora, con un amico, decidiamo di avvicinarci ad una volontaria della protezione civile che ci dice subito di non saperne niente e ci consiglia di andare a parlare con i vigili urbani. Costeggiamo la piazza e ne troviamo uno, intento a gestire l’accesso dei residenti nell’area del centro storico. Gli chiediamo allora se era possibile l’allestimento dei mortai in quella zona così vicina alla festa, alla chiesa, alle case. Ci dice di essere“assolutamente d’accordo” con la nostra osservazione e che la scelta di quella piazza sia una cosa “assurda”. Ci dice anche che è la pubblica amministrazione con il placet dei carabinieri che si occupa della scelta del sito da destinare all’uso e infine ci consiglia di scrivere alla Procura della Repubblica per informare sui fatti.
Nel frattempo di fronte la chiesa San Vito, scoppiano due innocui mortai con i coriandoli colorati che esclamano “Evviva San Vito”, peccato che la propulsione generi delle fiamme che si infrangono tra i capelli dei signori e i vestiti delle donne.
Ritorniamo nei pressi del Municipio per fare qualche foto, documentiamo l’assenza totale di transenne, mentre un nastro di sicurezza mal legato svolazza con il caldo vento estivo. Il sito tra l’altro non è sorvegliato se non da due apparentemente stanchi fuochisti seduti sulle panchine. A qualche centimetro,parcheggiato dentro l’area, un motorino che speriamo almeno privo di benzina.
Intanto qualche curioso si avvicina a noi curiosi e ci chiede perché facciamo foto, chi siamo e se lo facciamo per politica. Ci dice che noi di sicurezza riguardo ai fuochi d’artificio non ne sappiamo niente. Che quei mortai dal diametro superiore ai 220 mm al massimo sparano coriandoli. Ci sentiamo un po’ presi in giro e cerchiamo di fargli capire che fortunatamente c’è qualche giovane che se si accorge che qualcosa non va, la denuncia a prescindere dai giochetti delle politiche comunali. Gli diciamo che noi siamo per il gusto del giusto.
Nel frattempo la festa volge al termine e San Vito rientra in chiesa a suon di millenari botti.
Sondiamo un po’ il campo con i cittadini e vediamo un generale accordo con la nostra critica. Gli abitanti del centro storico e non, ci chiedono una mano, perché la situazione è insostenibile. Le loro vecchie case non sopportano quelle vibrazioni e i residenti temono che le crepe si divarichino e che i vetri tremolanti si rompano. Vanno a fuoco le aiuole dei complessi residenziali e le lamentele si susseguono. Torno a casa e decido di informarmi e leggo la circolare Disposizioni in ordine alla sicurezza ed alla tutela dell’ incolumità pubblica in occasione dell’accensione di fuochi artificiali autorizzata ai sensi dell’art. 57 del T.U.L.P.S”. A quel punto mi accorgo che sono molte le difformità con la legge vigente. Mi chiedo allora come sia possibile che chi di dovere abbia dato il suo consenso. La cosa che più mi stupisce è la distanza di sicurezza, che per mortai di questo tipo deve essere almeno di 200 metri dagli edifici e dal pubblico. Qui siamo nell’ordine di 2 metri dal Municipio, 20 dalle case, dalle attività commerciali, dalla chiesa San Vito e dalla gente. Mancano: la sorveglianza sul sito, la recinzione, la segnaletica, e come abbiamo visto la manutenzione di almeno alcuni mortai. Mi chiedo anche se l’Autorità di Pubblica (in)Sicurezza abbia chiesto per la scelta del sito il parere della Commissione Tecnica Provinciale.
Se la tradizione popolare vuole che ci sia almeno un buon quarto d’ora di spettacolo pirotecnico, non sono d’accordo ma non mi metto contro. Almeno mi auguro che dal prossimo anno si presti più attenzione alla sicurezza delle persone e dei luoghi.

Detto questo non credo ci sia nient’altro da aggiungere se non: “Evviva Santu Vitu!

 

 

 

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