A per Anima

Il 7 ottobre 2006, il corpo della giornalista Anna Politkovskaja viene ritrovato nell’ascensore di casa sua a Mosca. Il killer ripreso dalle telecamere dell’edificio, le ha sparato quattro colpi con una Makarov. L’intervento della polizia è tempestivo: entrano in casa e le sequestrano il computer. Gli assassini restano ignoti, come capita molto spesso in Russia.
Scrive delle madri dei soldati spariti nel nulla, delle ingiustizie commesse in territorio ceceno e russo (soprattutto dalle forze dell’ordine), dei reati di corruzione regolarmente insabbiati in Russia. Si impegna in prima persona per portare aiuti umanitari e fornire supporto nelle azioni legali. Memorabili le sue testimonianze in zone in cui la stampa indipendente non aveva accesso e la mediazione durante il sequestro degli ostaggi al Teatro Dubrovka. Singolare la sua assenza nei giorni di Beslan. Durante il viaggio in Ossezia in aereo le viene servito del tè che la costringe a tornare indietro per essere ricoverata in ospedale. Hanno tentato di avvelenarla ed i test fatti in aeroporto vengono distrutti.
Al suo funerale non c’è nemmeno un rappresentante del governo russo. Putin era a Dresda per stringere la mano alla Merkel e per ricordare il suo apprendistato estero di agente del KGB negli anni Ottanta. Non c’erano rappresentanti dei governi europei e nessuno in rappresentanza di organizzazioni internazionali. C’era Marco Pannella. I telegiornali governativi non hanno parlato del funerale; il canale Rossija ha dedicato mezzo minuto a una notizia sullo stato delle indagini.

Concludo riportando le parole che la redazione della Novaja Gazeta ha lasciato sul sito del giornale:“Era bella e con il passare del tempo diventava sempre più bella, perché il volto lo riceviamo da Dio come materiale grezzo, ma poi ce lo scolpiamo da soli. In età adulta, dal viso inizia a trasparire l’anima. E lei aveva un’anima bella.

Antonella Civita

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