C come Condivisione

F for Future è nato da venti giorni. In questo tempo, ogni giorno ho dedicato qualche ora all’informazione sui fatti, più o meno approfondita e alla stesura di un qualsiasi tipo di contenuto, sia che sia stato un articolo o una citazione. Ogni giorno balzando tra giornali, blogs, links e telegiornali, scoprivo qualcosa di nuovo, sempre qualcosa di nuovo. Mi trovavo ad avere aperte dieci/venti pagine contemporaneamente e a confrontare interpretazioni e ipotesi. Estrapolando i dati, scrivevo a voce alta il mio pensiero.
Mi è capitato in maniera ricorrente di pensare “ Questo era meglio non saperlo”. Perché?
Perché l’essere informati sui fatti, ti porta a pensare; e nel pensiero, si sa, si insinua il dubbio. Il dubbio porta altri dubbi e spesso genera confusione. Confusione non è certamente sinonimo di felicità. Diciamo che l’ignoranza aiuta a non vedere alcune le problematiche della vita. Il cavallo con il paraocchi non sbaglia strada, perchè vede solo quella.
C’è però quel senso di insoddisfazione nel non sapere, che è straziante.
C’è quella sete che ti spinge a credere che l’informazione che acquisisci deve essere diffusa e che se creerà un dubbio in qualcuno dei lettori, allora il seme porterà frutto.

Viviamo nell’era della condivisione. Condivido un video, condivido un film, condivido un file, una poesia, un’immagine, il mio lavoro e le mie idee, condivido senza averne un guadagno materiale. Il semplice “mi piace” o il “retweet” o lo “share” generano quella che in un certo senso è unasostenibilità sociale. Sapere che qualcuno la pensa come me converge in un certo tipo di soddisfazione personale.
Questo tipo di sostenibilità a volte si inceppa ed è in parte eguagliabile alla compartecipazione ad un reato. L’immagine che ho in mente è quella di un una donna sola che grida in una stanza per chiamare aiuto e che ci sia qualcuno che volontariamente regoli il volume della sua voce a zero. È un po’ come accade negli incubi. Qualcuno avrebbe potuto salvare quella donna se il suo urlo avesse raggiunto qualcuno. A volte colui che abbassa il volume sei tu, mentre a volte se apri bene le orecchie e gli occhi puoi essere un eroe.

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