P come Parricidio

Il primo contributo esterno su F for Future arriva da Antonella Civita, laureata in Psicologia presso l’Università “Sapienza” di Roma. La ringrazio pubblicamente per l’efficace aiuto, con l’auspicio che sia non solo il primo di tanti articoli, ma anche un incentivo per chiunque volesse partecipiare attivamente a questo Open-blog.

Aung San Suu Kyi è cresciuta nella politica. Quella politica che ti appassiona perché è strumento di libertà. Quella politica che uccide se non sei schierato dalla parte “giusta”. Il padre, segretario del Partito Comunista, viene assassinato da un suo avversario politico poco dopo aver negoziato l’indipendenza della Birmania dal Regno Unito.

Nel 1988 fonda la Lega Nazionale per la Democrazia e questo non piace al regime birmano che la condanna agli arresti domiciliari a meno che la donna non decida di abbandonare la Birmania. Il prezzo del suo sogno di una società libera dal bisogno e dalla paura è caro: 15 anni di arresti domiciliari.

La popolazione birmana crede in lei e nella sua politica, infatti due anni dopo la LND ottiene una vittoria elettorale senza precedenti ma, i militari rigettano il voto popolare e prendono il potere con la forza. Il suo impegno politico non si arresta quando non le permettono di vedere il marito ucciso da un cancro e nemmeno quando nel 2009 la condannano a tre anni di lavori forzati. Grazie alle pressioni dell’Onu e di altre organizzazioni internazionali, Aung San Suu Kyi ottiene la libertà e, ad aprile di quest’anno, un seggio in Parlamento. A giugno le è stato assegnato formalmente il Nobel per la Pace, premio di cui è stata insignita 21 anni fa e che utilizzò per costruire un sistema sanitario e di pubblica istruzione in Birmania.

La storia di questa donna, l’esempio di Ghandi e di Mandela ci devono condurre al parricidio, metaforico intendo, come quello che Platone concluse nei confronti di Parmenide, il padre del suo pensiero. Che cosa rende necessario l’uso della forza? La paura di perdere il potere. Che cosa costringe al silenzio e all’obbedienza? La paura del castigo. Liberiamoci dall’idea che la paura sia saggezza ancestrale.

Links: Lettere dalla mia Birmania, The Nobel Peace Prize 1991

Di Antonella Civita

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