H for Higgs

 
In uno spazio diacronico tra il 1964 e l’iperfuturo, si colloca temporalmente il Bosone di Higgs. Dall’anno in cui è stata ipotizzata la sua presenza, oggi con scientificità se ne ufficializza la scoperta. La “particella di Dio” con il suo valore di 126 GeV è quel qualcosa che permette a tutto (micro e macroscopicamente) di comporsi sotto forma di massa. Riportando un esempio abbastanza pratico, ci dicono, che agisce come un personaggio famoso all’interno di una sala piena di gente. Un catalizzatore che permette al resto di interagire (vd. immagine). Il nostro mondo secondo la teoria standard è collocato tra la stabilità e la metastabilità, ciò, in sostanza vuol dire che ci vorranno miliardi di anni prima che il nostro universo arrivi all‘instabilità. Questo tempo quasi infinito che ci attenderebbe prima di un naturale disfacimento materiale, mi permetto di dire con un sano e ironico spirito fatalista, che è un tempo che l’uomo non vivrà mai. Chi ci toglie il futuro non è la natura, a cui per contro si applicano i tempi della Longue durée di braudeliana memoria, ma è l’uomo che con il suo incedere logorante, muove (sostituendosi alla naturale batteria) le lancette dell’orologio terrestre.
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